a cura di Claudia Gioia e Beatrice Merz
pagine: 232
formato: 23 x 27 cm
immagini: 232
confezione: cartonato
lingua: italiano/inglese
prezzo: 55€
ISBN 9788877573391
Spedizioni e consegna
a cura di Claudia Gioia e Beatrice Merz
pagine: 232
formato: 23 x 27 cm
immagini: 232
confezione: cartonato
lingua: italiano/inglese
prezzo: 55€
ISBN 9788877573391
Spedizioni e consegna
Il volume presenta la seconda edizione di PUSH THE LIMITS, progetto espositivo della Fondazione Merz, a cura di Claudia Gioia e Beatrice Merz.
La mostra esplora la capacità dell’arte di rispondere alle questioni attuali e urgenti e di farsi portatrice di cambiamento, rifiutando la rassegnazione all’immobilità e riunisce 20 artiste di generazioni e provenienze diverse che fanno del superamento e della trasformazione dei limiti imposti e supposti la propria grammatica artistica.
La mostra, aperta dal 27 ottobre 2025 all’8 marzo 2026, ospita i lavori delle artiste: Heba Y. Amin, Maja Bajević, Mirna Bamieh, Fiona Banner aka The Vanity Press, Rossella Biscotti, Monica Bonvicini, Latifa Echakhch, yasmine eid-sabbagh/Rozenn Quéré, Cécile B. Evans, Dominique Gonzalez-Foerster, Mona Hatoum, Emily Jacir, Jasleen Kaur, Katerina Kovaleva, Teresa Margolles, Helina Metaferia, Janis Rafa, Zineb Sedira e Nora Turato. Nel rititolare la seconda edizione di PUSH THE LIMITS è stata aggiunta la frase di Mario Merz, “La cultura si sveste e fa apparire la guerra”. Il riferimento è al ruolo da sempre complesso della cultura in situazioni di conflitto e alla necessità che la cultura si svesta di un’immagine ovattata per evidenziare la sua natura combattiva. In questo modo si intende sottolineare anche la libertà e la responsabilità dell’arte e della cultura, così come l’obiettivo di forzare i limiti, proprio oggi in cui tutti i principi della convivenza e del diritto vengono continuamente stravolti, perché possano venire nuove parole per ricominciare a pensare in termini di giustizia e di relazioni internazionali, sociali e civili.
PUSH THE LIMITS 2 mette in campo azioni, immagini e voci capaci di riallineare mezzi e fini, con la consapevolezza che la relazionalità è, come ricordava Barbara Kruger nella prima edizione del progetto, qualità costitutiva dell’azione. In questa prospettiva – cara anche a Hannah Arendt, per la quale l’azione collettiva possiede un principio estetico – libertà e esecuzione coincidono nel dare forma a parole e forme nuove, in risposta alle crisi del presente.